Associarsi vuol dire stare insieme e condividere un progetto comune. All’ origine della tendenza a tutelare in forme socialmente riconosciute la propensione all’organizzazione sociale vi è anzitutto l’evidente fragilità biologica dell’uomo ma soprattutto l’avere da tempo ampiamente riconosciuto come la socialità umana da biologica diventi presto psichica; ci diversifichiamo e contestualizziamo solo prendendo coscienza dell’esistenza di un altro con cui entrare in relazione, un altro che diventa presto il termine di paragone che ci farà sentire il nostro “sè” per tutta la vita…abbiamo cioè un innato bisogno di riconoscere gli “altri”. L’ istanza dell’associarsi trarrebbe dunque le sue origini anche e soprattutto dall’essere l’uomo un animale relazionale prima ancora che sociale (o magari, peggio, antisociale).
A livello di diritto, le Costituzioni hanno certo sempre riconosciuto e “uniformato” (in genere tramite contratti che constano di atti costitutivi e statuti) l’associazionismo a fini sociali di attività senza fini di lucro. La Costituzione italiana in particolare lo fa all’art 18 (“I cittadini hanno diritto di associarsi …senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale…”). Nel tempo varie tipologie associative si sono affermate, tra esse le ONLUS, Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale,che, pur se assoggettate in genere a regole amministrative più gravose, godono però di sgravi fiscali. Gli ultimi decreti in questo campo prevedono maggiori agevolazioni sul piano fiscale come premio alla scelta statutaria di dedicare assistenza a persone particolarmente svantaggiate e bisognose di aiuto con fini sociali, educativi, assistenziali, o di ricerca.
La legge 266/1991 riconosce il valore della solidarietà come condizione essenziale per le organizzazioni di volontariato, le quali, proprio per loro natura, devono offrire servizi aperti verso i terzi e non soltanto rivolti ai propri aderenti.
Ma se negli ultimi decenni l’associazionismo ha avuto modo di evolvere verso forme diverse, maggiormente aderenti alle trasformazioni culturali in atto, ciò è avvenuto più per motivi sostanziali che formali.
Ho avuto il piacere di assistere recentemente presso il liceo italiano di Madrid alla presentazione, da parte del responsabile operativo Claudio La Camera, delle attività che si svolgono presso il Museo della Ndrangheta (http://www.museodellandrangheta.eu). In particolare è stato presentato il progetto di rielaborazione di storie di mafia da parte di studenti delle scuole superiori, incontrando e intervistando persone direttamente coinvolte in esse,in racconti multimediali e in un libro. Molti gli Enti e Associazioni culturali coinvolti. Rinfrancante l’interesse dei giovani nel capire come si sia potuto organizzare un tale progetto, partito dalla confisca dei beni fatta alla mafia (la sede del Museo stessa è una villa a tre piani confiscata alla ndrangheta a Croce Valanidi nella zona sud di Reggio Calabria), passato attraverso i tentativi di sabotaggio, sorrettO a sua volta da una rete di solidarietà che gli consente di sopravvivere ogni giorno.
Già la rete,il web come metafora stessa di solidarietà: è la nuova idea “associazionista” veicolata dal mondo della cultura, da contesti educativi della comunità in rete e attivata per mezzo del web 2.0 o “nuovo web”, ad alta attitudine interattiva. Si tratta di nuovi sistemi di collaborazione per il volontariato (new collaborative systems for volunteering) . Uno dei principali obiettivi di tali sistemi è ad esempio quello di costruire,nel modo più aperto possibile, una comunità informata sui nuovi modi di produrre e fruire la conoscenza,l’apprendimento e la creatività, sia all’interno che all’esterno dei contesti educativi . Ma obiettivi più specifici possono essere perseguiti da tali sistemi anche in aree giudicate come più tradizionalmente riferite al volontariato :” the Crisis Commons” è un altro grande nuovo sito, lanciato di recente, per creare “una rete internazionale di volontariato di professionisti, uno spazio comune in cui persone con tipi diversi di esperienza tecnica si mobilitano in vista di una pronta attivazione di strumenti tecnologici e risorse da utilizzare in caso di catastrofi e crisi umanitarie in tutto il mondo.” (http://crisiscommons.org). Anche in questo caso il sito web combina i principi del Meet-up con il volontarismo, con l’open source e con il social-networking di collaborazione per creare una nuova forma di associazionismo potenzialmente molto forte.
Ultimamente in risposta al terremoto di Haiti, Crisis Commons ha convocato una serie di “crisis Camps” in varie città o regioni, come Washington, DC, Silicon Valley, Brooklyn, Denver e Londra. In questi campi la gente si è autorganizzata per rispondre ad esigenze specifiche da parte delle agenzie di soccorso, a volte erano queste ultime a sollecitare idee da parte dei volontari.
Quando ad esempio si seppe che gli haitiani avrebbero potuto utilizzare un software in grado di raccogliere dati in tempo reale per quanto riguarda le capacità degli ospedali locali, furono inviati dei volontari con competenze informatiche specifiche. Un altro progetto oggi mira a sviluppare una semplice interfaccia utente per il governo di Haiti in modo che possa raccogliere informazioni sui danni provocati dal terremoto da una varietà di fonti (in gran parte foto aeree) e organizzare il tutto in un unico database, in modo che il governo possa fatta una valutazione rapida e affidabile visiva della situazione sul terreno.
L’idea di crisis Commons data dal marzo 2009 quando parecchi governi e ONG capirono l’enorme potenziale di applicazione delle tecnologie di social networking tra cui: l’uso della mobilità, l’uso di Internet come una piattaforma comune di coordinamento, la capacità di fornire alternative di comunicazione .Il modello suggerisce come le burocrazie centralizzate, sia nel governo sia nel mondo non profit, farebbero bene a diventare più flessibili e organizzate in rete.
Seguendo appieno la filosofia open source del Social web 2.0, il sito di Crisis Commons spiega che :”Quello che abbiamo creato è aperto, il che significa che è gratis per chiunque di usare, il lavoro è stato donato, e la comunità degli utenti è incoraggiato a prendere e costruire su di esso, e per farlo lavorare per loro “.
Gina Vitali