Nov 5

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Sui banchi dei mercati ortofrutticoli si trovano molto facilmente, in autunno, le Clementine, ma raramente si svolge una approfondita analisi e ricerca dell’origine di questo frutto così allettante.

In effetti, è solo la clementina Igp delle Piana di Sibari che ha qualità organolettiche particolari, un sapore unico ed inconfondibile e l’assenza di semi. L’analogo prodotto spagnolo o magrebino, infatti, comincia ad essere commercializzato già da metà/ fine settembre, per durare anche fino a febbraio/marzo inoltrato.

Sono però i fattori ambientali e climatici di quello spicchio di Calabria, ma forse anche la limitatezza di produzione, che ne caratterizzano tale referenza.

 In genere, gli agrumi coltivati sono originari per la maggior parte da regioni tropicali. Il fatto che non hanno bisogno di basse temperature invernali e di alte temperature estive hanno riscontrato invece nella piana di Sibari il clima ideale per un ottima produzione.

La pianta del clementine è considerata un ibrido occidentale, tra il mandarino e l’arancio amaro, trovando la sua origine in Algeria intorno al 1890 nel convento-orfanotrofio di Misserghin, e dedicando il suo nome al direttore Padre Clemente.

 I fattori pedo climatici, che nel passato avevano trovato altrove positività, fanno della Piana di Sibari, l’habitat naturale delle pregiate “clementine”.

 La diffusione nel comprensorio di quest’agrume ha trovato riscontro anzitutto per la naturale predisposizione dei suoi terreni, dotati d’elementi silicei, ricchi di scheletro e con un fattore ph neutro.

 Anche dal punto di vista climatico esistono condizioni favorevoli, per la vicinanza dei monti e l’assenza della traiettoria dei venti, visto che il Pollino e la Sila circostanti rappresentano una naturale barriera contro alcuni dei più tradizionali nemici del clementino: il vento e la grandine. 

Il vento è fra i fattori climatici più sfavorevoli, in grado di provocare danni anche gravi alle piante, danneggiando gli impianti, con estese defogliazione, cascola dei fiori e dei frutti. Parimenti grave risulta l’azione dei venti caldi disseccanti come lo scirocco.Anche la grandine provoca danni diretti agli alberi ed ai frutti, con deprezzamento commerciale e maggiore incidenza dello scarto; inoltre, attraverso le ferite procurate, può aprire anche la via alla penetrazione di pericolose malattie. 

Tale barriera montana incide, ovviamente, anche sulla temperatura della zona, che condiziona la possibilità di coltivazione degli agrumi. La fase vegetativa degli agrumi inizia quando si raggiunge, di solito all’inizio della primavera, la temperatura di circa 12-13°C; la temperatura ideale per l’attività delle piante è compresa tra i 20e i 30°C. Il riposo invernale comincia con temperature inferiori ai 7°C, ma anche in estate si può avere il blocco della vegetazione nel caso la temperatura superi i 38°C: la differenza al freddo è diversa in funzione delle specie, le clementine è tra le cultivar più resistenti alle basse temperature.   

Come tutti gli agrumi, la clementina possiede un alto tasso di vitamina C, anti-stanchezza: 41 mg/100g. Due clementine (circa la metà del fabbisogno giornaliero di vitamina C) forniscono solamente 50 Kcal. Nessun rischio per la linea quindi: meglio non privarsene.

Tra l’altro, offre numerosi sali minerali, dei pigmenti che proteggono il sistema cardiovascolare e aumentano la resistenza dei capillari. La clementina è più zuccherata dell’arancia e del pompelmo poiché contiene meno acido citrico.Nulla di strano quindi se la clementina è gradita a tutte le età, in particolare quando si è molto piccoli (succhi all’inizio, a spicchi in seguito), e a maggior ragione per le sue fibre tenere facilmente digeribili. 

Il problema della filiera e del costo di trasporto è stato notevolmente risolto, invece, da alcuni siti di prodotti tipici calabresi, i quali hanno notevolmente accorciato il relativo iter, mediante un rapporto di intermediazione minimo: si è provveduto,cioè, a creare quasi un filo diretto produttore/consumatore mediato al minimo negli scambi, con conseguente abbattimento dei relativi costi. Tali portali, infatti, acquistano direttamente da agrumicoltori del luogo, giusto in proporzione ai quantitativi ordinati sulle vetrine virtuali, ed in breve tempo consegnano al consumatore finale, in quantitativi ottimali per le esigenze familiari (cassettine da 5 kg o da 18 kg). Nessun problema, poi, per la relativa conservazione del prodotto, visto che (…se l’agrume è veramente fresco!!) non abbisogna di conservazione in frigo, ma può comodamente esser mantenuto sul balcone di casa: tanto, le temperature del periodo lo consentono!!

Ott 23

 

 

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La Patata silana I.G.P.,  alimento tradizionalmente “povero” della nostra cucina, è un prodotto a forte caratterizzazione La La La Patata silana I.G.P.,  alimento tradizionalmente “povero” della nostra cucina, è un prodotto a forte territoriale ed il relativo riconoscimento I.G.P. dato dall’Unione europea ha avuto l’effetto di indirizzare i consumatori verso l’acquisto di alimenti tipici, fortemente legati ai territori di provenienza. La relativa tipologia biologica  (priva cioè di contaminazione dovuta all’uso di sostanze chimiche quali concimi e trattamenti antiparassitari) è disponibile nella varietà Agria anche su siti di prodotti tipici calabresi, per quantitativi sufficienti alle esigenze della famiglia Coltivata nel Parco nazionale della Sila, è un prodotto del tutto particolare perchè nasce ad oltre 1000 metri di altezza, nella zona di Camigliatello Silano e dintorni, e ciò le permette di avere forti connotazioni organiche e di essere l’unico prodotto di alta montagna del centro Mediterraneo. Ha la caratteristica di possedere una percentuale di amido superiore alla media, rendendola più saporita e nutriente di quella che ordinariamente si riesce a trovare in commercio. L’impianto del tubero delle patate avviene da Maggio a Giugno in buche profonde circa 10cm ad intervalli di 40 cm. su terreno precedentemente lavorato in superficie, nel rispetto della natura, con mezzi meccanici e con apporto di stallatico; viene contestualmente irrigata in modo naturale, senza forzature ed aggiunta di additivi ormonali e/o di fertilizzani chimici, rispettando in toto il ciclo biologico della pianta stessa. La relativa raccolta si effettua da Settembre ad Ottobre: dopodichè le patate vengono riposte al buio, per evitare che germoglino (da quelli che comunemente vengono chiamati “occhi” della patata) e/o creino eventuale elemento di tossicità: proprio come si usava una volta.La Sila è un altopiano posto ad una altitudine di oltre 1.200 m. s.l.m., cinto tutt’intorno da una catena montuosa completamente rimboschita, quasi a volerlo coronare e difendere dagli agenti esterni. Presenta aspetti paesaggistici unici ed invidiabili, un clima caratterizzato da primavere e da autunni piovosi, estati moderatamente temperate ed inverni rigidi, con una nevosità probabile da Novembre a tutto Marzo. “Polmone” della Calabria, è meta non solo dei calabresi, ma di quanti (siciliani e pugliesi) non hanno la fortuna di avere simili località montane nella loro regione: per tale motivo e per gli affascinanti paesaggi che questo meraviglioso lembo di terra propone, sembra di trovarsi in un angolo di Svizzera.


Sono tutte queste particolarità che rendono l’ambiente silano naturalmente predisposto e “vocato” alla pataticoltura in generale, e quelle da seme in particolare
La Patata silana I.G.P.,  alimento tradizionalmente “povero” della nostra cucina, è un prodotto a forte caratterizzazione

Ott 13

autunno-calabresejpg.GIF Chi ha detto che l’autunno è una stagione malinconica?? Certo, siamo reduci dalle scorribande estive, allorquando ci siamo permessi ogni tipo di lecita ed ammissibile  infrazione al nostro consuetudinario vivere; certo, gli alberi perdono le foglie, ed i colori si fanno via via più opachi; certo l’aria si fa via via sempre più fresca, finche non saremo costretti a coprirci fino all’ultimo capello. Ciononostante, l’autunno ci riserva tanti risvolti positivi; tornano, ad esempio, tanti aromi e sapori sulle nostre tavole, che avevamo “parcheggiato” per via della calura estiva. Torna la voglia di farsi “coccolare” da gusti intensi, decisi ed avvolgenti.  Come, ad esempio, gli aromi ed i sapori unici dell’autunno calabrese, che soltanto il tiepido sole di quelle terre riesce a riservare: - delle buone castagne e fichi, magari preparati con dell’ottimo limoncello - il peperoncino tipico calabrese, da tenere sempre in dispensa per qualsivoglia necessità - i fichi secchi, colti al punto giusto, naturalmente essiccati e, all’occorrenza, lavorati con ottimo cioccolato bianco/fondente - i pomodori secchi, presi al giusto punto di maturazione, e preparati a modo per il loro versatile uso in cucina. Queste ed tante altre accattivanti novità che solo l’autunno calabrese propone nelle pagine di portali e.commerce di prodotti tipici calabresi. Gli aromi ed i sapori unici dell’autunno calabrese: altro che un banale “fico secco”.